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Questa Settimana
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Crescita stabile, rendimenti obbligazionari in rialzo

Le principali notizie della settimana sull’economia globale e dal mondo delle imprese.

Nei mercati odierni in rapido cambiamento, l’utilità delle nostre analisi può fare la differenza.

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Settimana al 25 settembre 2026

A mezzogiorno di venerdì, i mercati azionari globali risultano sostanzialmente invariati nella settimana sulla scorta di un brusco rialzo dei rendimenti dei titoli del Tesoro e della volatilità del prezzo del petrolio. Il rendimento dei titoli del Tesoro decennali a metà settimana è salito di oltre 20 punti base, superando la soglia del 5%, mentre il rendimento dei titoli del Tesoro trentennali ha toccato i livelli massimi registrati nel 2004: gli indici PMI flash più robusti del previsto negli Stati Uniti segnalano un’attività economica robusta, con gli ordini e la domanda nel mercato del lavoro in aumento. Ciò rende più probabile una stretta monetaria da parte della Federal Reserve. Il prezzo del Brent è salito oltre i 106 dollari al barile quando l’Iran ha minacciato di prolungare il conflitto, ma è in parte ridisceso venerdì alla notizia che Iran e Stati Uniti starebbero negoziando un accordo in più fasi per la riapertura dello Stretto di Hormuz. La volatilità misurata dai contratti future del CBOE Volatility Index (VIX) è salita da 14,8 della scorsa settimana a 15,7.

NOTIZIE MACROECONOMICHE

Gli indici PMI flash globali segnalano che l’economia è robusta, mentre crescono le pressioni sui prezzi.

Dagli indici PMI flash di settembre la crescita nei mercati sviluppati appare generalmente robusta seppur disomogenea. Negli Stati Uniti, l’indice PMI Composite è salito al massimo in cinque anni di 58,4, sia il settore dei servizi che quello manifatturiero hanno superato le aspettative, nonostante i prezzi delle risorse abbiano toccato il livello massimo da ottobre 2022. L’Eurozona è sorprendentemente al rialzo, l’indice Composite è salito sul massimo in 41 mesi di 53,1 (consensus: 51,7), in particolare grazie a Germania e Francia, mentre i prezzi sono in aumento a causa dei costi dell’energia. Nel Regno Unito, il Composite è sceso sul minimo in tre mesi di 51,7 sulla scorta della frenata dei servizi e dei nuovi ordini. Nel complesso, la crescita tiene, ma l’inflazione è in riaccelerazione soprattutto per via dei prezzi dell’energia, e ciò potrebbe spingere le banche centrali ad alzare i tassi.

Estesa la tregua commerciale tra Cina e Stati Uniti

Il summit tra Trump e Xi a Washington si è concluso con l’estensione della tregua commerciale tra Cina e Stati Uniti di ulteriori due mesi fino al 10 gennaio 2027. Si è evitata così l’escalation dei dazi a breve termine. I leader dei due Paesi sembrano pronti a collaborare, Xi ha parlato di partnership anziché di antagonismo, tuttavia, i progressi su diversi punti chiave non sono stati significativi. Sul fronte dell’intelligenza artificiale, Trump ha ribadito che non ritiene necessario imporre dei limiti, mentre Xi è sembrato aperto all’idea. Alcune questioni importanti restano irrisolte, tra cui l’accesso alle terre rare, Taiwan e la guerra in Iran.

Fed più favorevole a nuovi rialzi

Questa settimana i funzionari della Federal Reserve sono apparsi più favorevoli ad alzare i tassi d’interesse, sette policymaker, Musalem, Barkin, Collins, Barr, Williams, Hammack e Paulson, hanno approvato il rialzo della scorsa settimana a 3,75%–4,00% o segnalato la necessità di ulteriori rialzi. Williams ha definito “ragionevole” un altro rialzo dei tassi entro fine anno, per cui la probabilità di un intervento a ottobre, secondo i mercati, passa al 75% circa. Hammack ha parlato di una “lunga serie di shock” che mantengono alto il rischio inflazionistico, mentre Paulson ha dichiarato che il suo voto è dipeso dai dati sull’inflazione di settembre e che potrebbero essere necessari ulteriori rialzi. Le comunicazioni della banca centrale americana questa settimana hanno rafforzato l’ipotesi che i tassi resteranno alti più a lungo, e ora i mercati prevedono 1,5 rialzi prima di fine anno.

Notizie dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite

Il tema centrale in discussione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite 2026 è stata la guerra tra Iran e Stati Uniti. Il Presidente Trump ha difeso il conflitto che dura ormai da sette mesi, ma ha sorpreso i mercati rivelando che sono in corso trattative con i mediatori iraniani, nonostante il Presidente dell’Iran si sia detto pronto a resistere agli attacchi. Il Presidente dell’Ucraina Zelensky ha chiesto agli alleati di intensificare le pressioni economiche nei confronti della Russia. Sul fronte dell’intelligenza artificiale, Sam Altman di OpenAI e Dario Amodei di Anthropic sono apparsi insieme per la prima volta davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e hanno invitato alla cooperazione internazionale per la definizione degli standard di sicurezza per l’intelligenza artificiale.

IN BREVE

Meta ha guadagnato l’11% il 21 settembre grazie all’adozione del nuovo sistema di intelligenza artificiale “Muse”, e ha avviato un rally dei titoli tecnologici. Muse ha registrato oltre 900.000 download nei primi sei giorni e il titolo Meta ha guadagnato circa il 33% questo mese: settembre potrebbe risultare il mese migliore dal 2013.

Il rapporto sulla forza lavoro in Australia di agosto 2026 segnala un aumento dell’occupazione di 39.500 unità, circa il doppio rispetto alle previsioni di consensus, eppure il tasso di disoccupazione è salito leggermente al 4,6% poiché l’aumento della partecipazione alla forza lavoro ha fatto salire il numero di coloro che sono alla ricerca di un’occupazione. I dati eterogenei hanno gravato sul dollaro australiano e rendono più difficile l’imminente decisione della Reserve Bank australiana sui tassi: i mercati hanno ridimensionato le aspettative di un rialzo nonostante i segnali positivi provenienti dal mercato del lavoro.

La banca centrale norvegese ha alzato il tasso sui depositi di 25 punti base al 4,50%. L’istituto ha dichiarato che potrebbe alzare ancora i tassi, se necessario, per riportare l’inflazione entro il target del 2% e che il tasso resterà probabilmente elevato per un po’ di tempo.

La banca centrale svedese Riksbank ha mantenuto il tasso invariato all’1,75%, in linea con le aspettative, ma ha adottato un orientamento più rialzista; dovrebbe infatti iniziare ad aumentare i tassi seguendo una nuova traiettoria al rialzo.

La banca nazionale svizzera ha mantenuto il tasso d’interesse invariato allo 0,00% e un eventuale intervento sul franco appare ora meno probabile. Il Presidente Schlegel ha sottolineato che in futuro le decisioni verranno prese di volta in volta a ogni incontro.

L’OCSE ha rivisto al rialzo le proiezioni sull’inflazione nel 2027 per tutte le economie del G20, tranne che per Cina e Arabia Saudita, sulla scorta degli aumenti dei prezzi dell’energia, e ha sottolineato che potrebbe essere necessaria una stretta monetaria su scala globale, compresi Stati Uniti e Australia.

L’indice della fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan a settembre è sceso a 48,1, il minimo in quattro mesi, in calo dal 51,7 di agosto: gli americani sono sempre più preoccupati per l’aumento dei prezzi, e le previsioni inflazionistiche a un anno sono salite dal 4,0% al 4,6%.

LA PROSSIMA SETTIMANA

Lunedì: attività manifatturiera di settembre della Fed di Dallas, utili industriali di agosto in Cina.

Martedì: rapporto sulla fiducia dei consumatori del Conference Board USA, sondaggio JOLTS sui nuovi posti di lavoro negli Stati Uniti, PMI cinesi e indice dei prezzi al consumo in Australia.

Mercoledì: rapporto ADP di settembre e PCE di agosto negli Stati Uniti.

Giovedì: tasso di disoccupazione nell’Eurozona, PMI manifatturiero ISM negli Stati Uniti, indice dei prezzi al consumo di Tokyo.

Venerdì: rapporto sui salariati, escluso il settore agricolo, di settembre negli Stati Uniti, indice dei prezzi al consumo di settembre nell’Eurozona.

 

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Fonti: MFS research, Wall Street Journal, Financial Times, Reuters, Bloomberg News, FactSet Research.

AUTORE

Zach Knope
CFA, Strategist, Strategy and Insights Group

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