In breve
- L’IA può assumere il controllo dello schermo e di gran parte dei flussi di lavoro, ma ciò non significa che riesca a coglierne i benefici economici sottostanti.
- Un sistema di record non costituisce automaticamente un vantaggio competitivo. Ciò che conta è se un’applicazione, dopo l’integrazione dell’IA, continui a produrre un risultato esatto, autorizzato e verificabile.
- Dal momento che incide in modo diverso sui flussi di lavoro, anche all’interno della stessa impresa, l’IA sta trasformando il software in un problema di selezione dei titoli.
Per la maggior parte di noi, il software è ciò che vediamo sullo schermo. Facciamo il login, navighiamo tra i menu, inseriamo le informazioni e premiamo il tasto “Invia”. Se un agente IA è in grado di fare tutto questo al posto nostro, si potrebbe istintivamente concludere che il software sottostante sia destinato a perdere valore. In linea di massima, questo è il ragionamento che i mercati finanziari hanno già scontato.
Qualche volta può accadere, ma questa conclusione non è universale.
Per gran parte degli ultimi tre anni, investire sull’IA è parso relativamente semplice: bastava puntare sulle imprese che forniscono infrastrutture scarse ed evitare quelle esposte alla disruption tecnologica. Questa prima fase ha premiato l’esposizione tematica, le dimensioni e la scarsità. La prossima fase potrebbe rivelarsi più difficile.
All’inizio di quest’anno abbiamo sostenuto che i semplici archivi di dati e i flussi di lavoro ripetitivi erano esposti a un rischio maggiore, mentre il software basato sulla fiducia, sulla conformità normativa e sull’assunzione di responsabilità appariva più difficile da sostituire. Ne siamo ancora convinti. Tuttavia, il lavoro svolto dal team MFS dedicato al settore tecnologico suggerisce che il concetto di “sistemi di record” potrebbe essere un discrimine troppo ampio. Una domanda migliore da porsi è che cosa offra il sistema una volta che l’IA ha assunto il controllo dello schermo. Come sempre, tutto sta a capire chi si approprierà dei benefici economici.
Lo schermo non sempre coincide con il prodotto
Anche a costo di un’eccessiva semplificazione, il software d’impresa svolge tre funzioni: 1) tenere traccia di ciò che è accaduto, 2) gestire il flusso di lavoro all’interno di un’organizzazione e 3) applicare le regole che rendono ufficiale un risultato.
L’IA è particolarmente adatta a svolgere gran parte della seconda funzione assumendo il controllo dello schermo e, in misura sempre maggiore, esercitando un certo grado di giudizio. Un agente IA è in grado di raccogliere informazioni, smistare le mansioni e intraprendere un’azione senza che un utente debba aprire l’applicazione, rendendo così superflua l’interfaccia grafica del software. Ma un software privo di interfaccia grafica (“headless”) non è necessariamente privo di valore.
Un esempio calzante è quello della gestione delle buste paga. Un agente IA può essere in grado di fornire chiarimenti su una busta paga o di avviare una modifica richiesta da un dipendente. Tuttavia, spetta ancora al sistema di gestione delle buste paga svolgere il lavoro necessario a garantire l’affidabilità del risultato: calcolare l’importo dovuto, applicare le norme pertinenti, verificare le autorizzazioni, creare una traccia di audit e ufficializzare il pagamento. Il cliente non paga solo per avere una risposta; paga per ottenere un risultato affidabile e coerente.
Per contro, quando l’IA assume il controllo del flusso di lavoro e del contesto più ampio, un sistema di record rischia di ridursi a un mero archivio dati. In altre parole, è ancora necessario, ma non costituisce più un vantaggio competitivo. Tuttavia, un sistema contabile o di gestione del ciclo passivo (“procure-to-pay”) può rinunciare all’interfaccia grafica e continuare a offrire benefici economici interessanti, perché la logica esatta, le autorizzazioni e l’autorità dispositiva rimangono inseparabili dal prodotto.
Ciò che conta è la mansione svolta, non l’etichetta
Ecco perché generalizzazioni del tipo “il software è vulnerabile” o “i sistemi di record sono protetti” peccano di approssimazione. Una singola applicazione può contenere al contempo flussi di lavoro esposti e difendibili.
L’unità di analisi più idonea è la specifica mansione svolta. Il cliente ha bisogno di una risposta plausibile o di una risposta esatta? A chi serve quella risposta? Con quanta facilità si possono ricreare la logica e il contesto? Il software si limita a fornire suggerimenti, oppure può anche approvare ed eseguire la transazione?
La Figura 1 mostra i flussi di lavoro del software lungo due dimensioni: 1) se la mansione ammetta diverse risposte plausibili o richieda una risposta esatta e vincolata da regole, e 2) in che misura il suo valore risieda in un risultato ufficiale e governato. L’esposizione all’IA tende generalmente ad aumentare procedendo verso il basso e a sinistra, mentre la difendibilità aumenta andando verso l’alto e a destra. È importante sottolineare che la figura si riferisce ai flussi di lavoro, non ad applicazioni, aziende o tipi di software.
Mentre un benchmark azionario include i titoli di una società tra i suoi componenti, un investitore fondamentale può esaminare il mix di flussi di lavoro esposti e difendibili all’interno dell’impresa e valutare l’insieme dei rischi.
Un agente IA ha comunque bisogno delle chiavi
Immaginate quanto segue: un cliente contesta una fattura. Un agente IA deve recuperare lo storico del cliente, esaminare il contratto e la fattura, determinare se sia consentita una rettifica e individuare chi sia autorizzato ad approvarla. Successivamente, un sistema dotato dell’autorità dispositiva necessaria dovrà apportare la rettifica in questione.
Il ragionamento da solo non basta. Un agente IA ha bisogno di contesto, autorizzazioni e della capacità di intraprendere concretamente l’azione.
I fornitori di modelli apportano il ragionamento. I fornitori di applicazioni apportano significato, regole e l’autorità dispositiva sulle transazioni. Le piattaforme di dati forniscono il contesto. Le piattaforme di ecosistema assicurano identità e distribuzione. Nessuno al momento controlla tutti questi elementi, motivo per cui riteniamo improbabile che una singola impresa possa arrivare a dominare l’intero stack tecnologico in tempi brevi. Ciò differisce da quanto accaduto in alcune fasi dell’Internet 2.0, dove il controllo della clientela e gli effetti di rete hanno dato origine a una manciata di bacini di profitto concentrati, che hanno finito per influenzare pesantemente i benchmark azionari.
Alcuni operatori storici potrebbero riuscire a monetizzare l’autorità dispositiva di cui già dispongono. Altri rischiano di ridursi a gestire i sistemi di record di back-end, mentre qualcun altro assumerà il controllo dei flussi di lavoro e dei rapporti con la clientela, appropriandosi anche di una quota maggiore dei benefici economici. In ogni caso, il termine “software” è troppo generico per costituire la base di qualsivoglia conclusione in materia di investimenti.
Riteniamo che per gli investitori l’impatto dell’IA sul settore del software sia in misura crescente tanto un problema di selezione dei titoli quanto un’opportunità.
Conclusioni
La prima fase dell’IA ha premiato l’esposizione tematica, le dimensioni e la scarsità. La prossima potrebbe richiedere qualcosa di più arduo: la capacità di mettere in collegamento l’architettura del prodotto al valore economico, al pricing power, ai margini e alla redditività del capitale.
Ciò non rende certo facile la gestione attiva; le recenti performance lo dimostrano chiaramente. Tuttavia, un indice non è in grado di distinguere tra un software che sta diventando un semplice archivio e uno che presidia ancora un risultato di cui il cliente deve potersi fidare. Un benchmark li detiene entrambi. Il nostro compito è capire quali fonti di ricavi l’IA potrebbe “commoditizzare”, quali invece potrebbe rafforzare e quali nuovi bacini di profitto un’impresa potrebbe effettivamente mantenere.
Vista l’abbondanza di risposte creata dall’IA, la risorsa scarsa potrebbe rivelarsi l’autorità dispositiva necessaria per trasformare una risposta in un’azione su cui l’impresa possa fare pieno affidamento.
L’IA può anche assumere il controllo dello schermo; il problema per gli investitori è capire chi mantiene il controllo del risultato.
Si ricorda che tutti gli investimenti comportano un certo grado di rischio, ivi compresa la possibile perdita del capitale investito.
Le opinioni espresse sono quelle del o degli autori e sono soggette a modifi ca in qualsiasi momento. Tali opinioni sono fornite a mero scopo informativo e non devono essere considerate una raccomandazione sulla quale basare l’acquisto di titoli né una sollecitazione o una consulenza d’investimento. Non vi è alcuna garanzia che le previsioni si avverino. I rendimenti passati non sono una garanzia dei risultati futuri.
AUTORE
Robert M. Almeida
Portfolio Manager e
Global Investment Strategist